Punto tutto sull’online

di Roberta Olcese

Divorati dal digitale? Il mercato dell’arte inizia a considerare internet come uno degli strumenti con cui raggiungere i collezionisti (stranieri).

Ma non il solo a cui affidarsi, perché alcuni oggetti «vanno ancora visti dal vivo». Come conferma Marco Voena. Il gallerista milanese (Robilant+Voena hanno sede a Milano, Londra, Parigi e New York ) e mercante d’arte non perde una fiera, ma racconta che la pandemia l’ha condizionato.

«Per vendere quadri, oggi, bisogna impacchettarli e mandarli in visione agli interessati, spesso musei o istituzioni: solo così ci si rende conto della qualità dell’opera».

Alle spalle del gallerista Marco Voena (Voena+Robilant, con sede a New York, Parigi, Milano e Londra), Triple Portrait of Charles II, di Kehinde Wiley.

«Senza fiere come Tefaf o Art Basel (entrambe rinviate a settembre, ndr) è difficile. I collezionisti amano comprare lì perché rivivono la stessa adrenalina che si respira durante un’asta», racconta Voena.

Il bracciale di Lucio Fontana è stato aggiudicato all’asta online di Wannenes per 165mila euro. La base era 20mila euro e l’acquirente non l’ha visto di persona.

Discorso differente per i gioielli, dove le foto hanno almeno un frame in cui sono indossati e i compratori internazionali rinunciano a vederli dal vero se i pezzi sono firmati.

È il caso di Wannenes che ha venduto, lo scorso dicembre, a un’asta online, un bracciale di Lucio Fontana per 165mila euro. «Il compratore non lo aveva visto… è successa la stessa cosa anche per una collana di perle naturali», racconta Guido Wannenes, ceo dell’omonima casa d’aste.

«Investiamo molto nella comunicazione digital e a pensare a come velocizzare le consegne: chi compra via web è, infatti, abituato alle tempistiche di Amazon».

 

Il 17 giugno il Ponte organizza un’asta di orlogi vintage.

I dipartimenti che totalizzano di più online sono il luxury, vini, gioielli, orologi, oggetti che col digitale vanno d’accordo, e, naturalmente l’arte moderna e contemporanea.

«L’arte del XX e XXI  è un dipartimento di punta, insieme all’antico e i gioielli», anticipano Rossella Novarini e il marito Stefano Redaelli, ceo e presidente della casa d’aste Il Ponte, che hanno investito sul marketing digitale, ma battono solo in sala escludendo, per ora, le web only.

Asta di dipinti del XIX secolo l’8 giugno da Pandolfini.

Pietro De Bernardi della Pandolfini sottolinea un aspetto da non sottovalutare: «Le offerte delle aste online a tempo arrivano nelle ultime due ore dalla chiusura: tutti hanno paura del rilancio ed escono allo scoperto solo alla fine».

Pandolfini ha affrontato il digitale con riserva, salvo poi correggere il tiro e punta sull’online: «Abbiamo incrementato le aste web realizzando 1,2 milioni di euro».

Il 23 giugno, in asta da Cambi una selezione di importanti elementi di design provenienti da privati.

La casa d’aste Cambi ha intuito la portata del digitale: sul fatturato di 25,8 milioni di euro e un totale di 91 aste, ben 47 sono state a tempo e il 67% delle attività sono arrivate proprio dall’online. Il dipartimento di punta è stato il design, con 6,3 milioni di euro. «

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