Graham Moore

di Stefania Cubello

Nell’ultimo suo romanzo, Gli scrittori della notte, Graham Moore offre un viaggio nella mente degli inventori. Lo scrittore e regista si racconta in esclusiva a Gentleman

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Chi ha inventato la lampadina? Lo scrittore Thomas Edison, George Westinghouse, Nikola Tesla rappresentano il geniale trio di inventori che alla fine del 1800 ha cambiato le sorti del mondo. Gli uomini dei miracoli, dei «fulmini in barattoli di vetro», ma anche delle «voci che corrono su cavi di rame». Sono al centro del nuovo romanzo di Graham Moore Gli ultimi giorni della notte, pubblicato in Italia da Neri Pozza.

Lo scrittore statunitense, classe 1981, sceneggiatore del film The Imitation Game con Benedict Cumberbatch per cui è stato premiato con l’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale, dedica alla stagione d’oro delle invenzioni moderne la sua ultima opera, offrendoci un viaggio nella mente di uomini geniali per scoprirne i lati più creativi, i pensieri e le emozioni.

In Usa, Graham Moore, scrittore best seller in cima alle classifiche del New York Times, ha pubblicato il legal thriller The Holdout e realizzato il suo primo film da regista oltre che sceneggiatore The Outfit, con Mark Rylance, tra i suoi attori preferiti, come ha svelato a Gentleman. Ecco le sue sette meraviglie.


1. La lampadina. Oggi diamo per scontate molte cose, ma è stata una delle invenzioni più rivoluzionarie. Leggendo libri e cronache dell’epoca, ho capito cosa abbia significato vedere per la prima volta una lampadina. Le persone impazzirono letteralmente. È stata quasi un’esperienza mistica. Difficilmente oggi saremmo in grado di esprimere la stessa meraviglia dimostrata alla fine del 1800. Come dice Thomas Edison nel libro: «Lampadine. Elettricità. Sembra che la nostra sarà l’ultima generazione ad avere guardato in preda allo stupore qualcosa di veramente nuovo».


2. Hugo. Durante la pandemia è nato il mio primo figlio. Hugo ha sei mesi adesso, ed è la più grande meraviglia della mia vita in questo momento. Guardarlo crescere e cambiare ogni giorno… lo trovo più commovente di qualsiasi invenzione tecnologica.


3. La tecnologia. Una delle ultime volte che mi sono meravigliato per qualcosa di tecnologico, comunque relativo all’invenzione, è stato una quindicina di anni fa, cioè quando ho provato per la prima volta il touch screen dell’iPhone. È stato straordinario. Ma non era fondamentalmente nuovo. Era qualcosa che avevo già acquisito.


4. Chicago. Nel libro Gli ultimi giorni della notte attraverso le parole di uno dei personaggi dichiaro il mio amore per Chicago, la città dove sono nato e dove ho vissuto fino a 17 anni: «Che città meravigliosa! È la Parigi del Midwest». Ricordo il tratto di strada che costeggia il lago e che percorrevo ogni giorno in auto per andare a scuola. Lo conoscevo a memoria, tanto che anche ad occhi chiusi riuscivo a riconoscere ogni singolo tratto di strada in cui mi trovavo. È la più bella città del Nordamerica.


5. Walter Isaacson. È tra gli autori che preferisco, è uno dei più grandi riferimenti per me, di sicuro lo è stato mentre lavoravo al romanzo sull’invenzione della lampadina. Ha scritto la biografia autorizzata ufficiale di Steve Jobs, davvero bella. Ma lo è anche il libro che ha dedicato a Leonardo da Vinci. Li consiglio.


6. Suonare. Mi piace fare musica, ogni tanto a casa suono la chitarra o le tastiere. Mi aiuta a spostare il pensiero e a trovare nuove idee soprattutto nei momenti di blocco dello scrittore! E poi la musica fa parte del mio passato. Quando avevo 20 anni e vivevo a New York, per mantenermi agli studi facevo l’ingegnere del suono. Di sera lavoravo ai concerti come tecnico per band e artisti, di giorno scrivevo. È stata una delle esperienze più belle.


7. Mark Rylance. Quando ho saputo che avrebbe interpretato il mio primo film da regista The Outfit, in uscita nei cinema, pandemia permettendo, entro l’anno, ho fatto dei salti di gioia. Mi sono detto che con un talento come è lui sarebbe andato tutto bene. L’ho ammirato in film come L’ultima tempesta di Peter Greenaway, Il ponte delle spie e Il Grande Gigante Gentile, entrambi di Steven Spielberg, e Il processo ai Chicago 7 di Aaron Sorkin.

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