Meta arte: valori impalpabili

di Giacomo Nicolella Maschietti

Opere in NFT. Edizioni digitali dei più grandi capolavori. Artisti cripto. Mostre sul metaverso. Aste da record. I consigli per investire nel mondo dell’arte virtuale

NFT Beeple Mike Winkelmann Christies
Tutto è cominciato l’11 marzo 2021. In quella giornata l’NFT (Non Fungible Token, certificati digitali iscritti su Blockchain, ndr) di un’opera dell’artista statunitense Beeple ha realizzato da Christie’s ben 69.346.250 milioni di dollari (60,2 al netto del premio).

Un collage di 5mila immagini (qui sopra) che l’artista aveva realizzato tra il 1° maggio 2007 e il 7 gennaio 2021. La vendita ha fatto balzare Beeple al terzo posto nel mondo per opera più cara di un artista vivente passata di mano all’asta (dopo Jeff Koons e David Hockney).

In realtà, il fenomeno cripto e NFT ha radici molto più antiche.

Sono diversi anni che community nutrite di utenti in tutto il mondo operano su piattaforme non centralizzate e si scambiano oggetti digitali. Ma quali sono i consigli per investire nel mondo dell’arte virtuale?

The Mark-ers. Edition 1 of 1, in vendita sulla piattaforma SuperRare.

Operare non è difficile: si comincia aprendo un wallet, un portafoglio digitale che ci consenta di pagare in criptovaluta, e, in seguito, si può cominciare ad acquistare su una delle tante piattaforme specializzate (NiftyGateway, SuperRare, OpenSea…).

Di fatto, l’innovazione più importante che gli NFT hanno portato è stata proprio quella di dare valore ai file: oggetti che in informatica erano nati per poter essere copiati e replicati, sono divenuti oggi asset valoriali, acquistabili e rivendibili. Gli NFT sono di fatto certificazioni di ownership e provenienza, ci dicono di chi è la proprietà di un determinato oggetto digitale (ma non lo contengono, sono solo autentiche).

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Negli ultimi 12 mesi i marketplace dove acquistare si sono moltiplicati, e con loro gli scambi, costanti e liquidi, hanno raggiunto cifre milionarie. Il grosso del mercato lo fanno collectibles che hanno molto poco a che vedere con l’arte, dalle Bored Apes ai CryptoPunks, figurine create da algoritmi il cui valore viene determinato dalla rarità e dalla scarsità (qui sopra, il CryptoPunk #7804, alieno con berretto, occhiali da sole e pipa, comprato per la cifra record 4.200 Ethereum).

Sono molte, però, le iniziative virtuose che, speculazione a parte, stanno promuovendo nuove e innovative forme di arte digitale. A partire dal museo MoCda, diretto da Serena Tabacchi: una piattaforma visitabile esclusivamente online che espone i migliori talenti dell’arte contemporanea cripto.

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La sede del MoCda su Decentraland.

Gli opening e le mostre si visitano nel metaverso di Decentraland. Non è ancora un’esperienza paragonabile a quella della visita di un museo tradizionale, ma la tecnologia sta facendo passi da gigante.

E ancora, l’iniziativa dell’azienda italiana Cinello, che produce i DAW (Digital Artworks), edizioni digitali certificate dei più grandi capolavori dei nostri musei. In una recente mostra alla galleria Unit London, nel cuore di Mayfair, hanno presentato sei opere al collezionismo internazionale. Il 50% di ogni vendita viene devoluto al museo detentore dell’originale per aiutare a preservare il patrimonio artistico.

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La mostra dei Daw di Cinello alla galleria Unit London.

Un’iniziativa analoga è portata avanti anche dalla francese LaCollection, che propone sul suo portale NFT di opere di proprietà del British Museum.

Gli aspetti negativi di questa vicenda non mancano: dall’assenza di leggi internazionali specifiche (si tratta di tecnologie decentralizzate) alla mancanza di una vera e propria fiscalità.  Per il momento, in Italia è chiara soltanto la tassazione delle criptovalute. Per i non imprenditori, le plusvalenze realizzate come redditi diversi sono soggetti all’aliquota del 26%, se in un periodo d’imposta è superata la soglia di giacenza di 51.645 euro per almeno sette giorni lavorativi.

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LaCollection propone sul suo portale NFT di opere di proprietà del British Museum, come Criccieth Castle di J. W. Turner.

Va menzionato, infine, l’impatto energivoro del minting.

Per iscrivere un NFT sulla Blockchain si emette Co2 pari a un viaggio da Chiasso a Reggio Calabria. Le farm che ospitano i server richiesti per eseguire tutta questa potenza di calcolo sono ubicate per lo più in Mongolia e Kazakistan e, al momento, sono alimentate a carbone. Si parla da mesi di una Blockchain green, ma lo stato dell’arte attuale non vede ancora miglioramenti di sorta.

Infine, sempre a causa della decentralizzazione, è impossibile rivalersi in caso di frode. È sempre più diffuso il phishing, ovvero il furto di user e password online che consentono agli hacker di trasferire denaro o NFT da remoto, senza incorrere in particolari conseguenze penali. Non resta che monitorare i fenomeni senza farsi attirare dalla favola, sempre allettante, di guadagnare troppo velocemente.

La tecnologia non va condannata, è solo uno strumento, la speculazione selvaggia sì.

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