Trend setter: amici (di)vini

di Claudio Costa - Illustrazione di Chris Burke

Pinot e Vodka. Dolcetto e Spritz. No, non sono nuovi cocktail, ma l’ultima tendenza in fatto di nomi di cani…

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Fido, Bobi, Lampo e una manciata di altri bisillabi: fino a metà del ’900 la maggioranza dei cani italiani dovevano rassegnarsi a una diffusa omonimia. Mancanza di fantasia da parte dei padroni, ma anche una blanda affettività per l’amico a quattro zampe non ancora assunto a membro di famiglia a pieno titolo, da stimare, coccolare e, appunto, battezzare con la dovuta attenzione e un pizzico di originalità.

Qualche lettore di Jack London l’aveva chiamato Buck in onore del protagonista (incrocio tra sanbernardo e pastore scozzese) del Richiamo della Foresta. Qualche professore di filosofia si era azzardato a battezzare Atma, anima del mondo in sanscrito, il suo barboncino, come aveva fatto Schopenhauer.

Ma la grande svolta, sostengono gli studiosi di costume e i sociologi di pronto intervento, avvenne col boom economico accompagnato da cinema, televisione e fumetti d’élite. Fu l’epoca dei Lassie, Rex, Snoopy, Nana, Lilli, Pimpa e così via. Da allora liberi tutti, puntando sulla bizzarria come forma di originalità.

L’ultima tendenza oggi? Chiamare il quadrupede con nomi di vini, vitigni, liquori e cocktail vari. La ragione, ammesso che ve ne sia una, rimane misteriosa. Forse, durante il lungo assedio pandemico, anche un buon bicchiere ha fatto compagnia…


Se siete curiosi di sapere, invece, come presidenti, regine e capi di stato hanno chiamato i loro amici a quattro zampe.. cliccate qui.

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