Ricorda chi erano gli Agnelli

di Luisa Ciuni

Voglia di raccontarsi, atto liberatorio, desiderio di verità? La dinastia degli Agnelli, da Vestivamo alla marinara di Susanna Agnelli a Magari, il film documentario di Ginevra Elkann

 

Il libro di Susanna Agnelli Vestivamo alla marinara.

Aveva iniziato Susanna con Vestivamo alla marinara nel 1975 e ha proseguito ora la nipote Ginevra Elkann con il film Magari, presentato lo scorso anno al Festival di Locarno, a gettare luce sulle segrete stanze dell’altra famiglia reale italiana. Quegli Agnelli, nodo indistricabile dell’industria italiana di ieri e di oggi nonché emblema assoluto di usi, costumi, vizi e virtù del Bel paese.

Evento più unico che raro. Che, se di biografie buone, cattive o agiografiche sono piene librerie e biblioteche, non è usuale che il privato (quello vero) sia narrato proprio dai protagonisti. Per di più attraverso le diverse generazioni della dinastia Agnelli.

Diverso è il mezzo (prima un memoir, poi una pellicola cinematografica), ma la storia riprende come in una fiction variando i personaggi e mantenendo un filo conduttore sottile, ma riconoscibile. Fatto di pudore, chiarezza, voglia di raccontarsi. Forse anche per stabilire una forma di verità sommessa ma chiara in un mondo di selfie e di voyerismo.intemperie.

Una sorta di «ricorda chi erano gli Agnelli» con l’aggiunta della vicenda contemporanea sullo sfondo dell’Europa attuale: multilingue e aperta a varie confessioni. Perché, nel lungometraggio, la storia della famiglia è vista attraverso gli occhi di Alma, bimba poliglotta che, durante una vacanza al mare col padre e i fratelli, desidera che i genitori si rimettano insieme.

Proprio le lingue sono un segno tangibile degli anni passati da Vestivamo alla marinara. Ai tempi l’inglese dei fratelli Agnelli (guadagnato attraverso le lezioni con la severa miss Parker) era simbolo della diversità di una famiglia un po’ piemontese e un po’ internazionale. E dei suoi esponenti dal destino già scritto alla nascita e legato alle vicende dall’italianissima Fiat. Magari sottolinea, invece, come la terza generazione sia immersa nel mondo globale. Le lingue sono una babele. La Fiat è diventata Fca.

Mil Roussel, Ettore Giustiniani, Alba Rohwacher e Riccardo Scamarcio in un momento del film Magari. @FrancescaFago

La regista Ginevra Elkann ha ammesso che l’impronta del lungometraggio è biografica. Alma narra quello che pensa o desidera circondata da Seb e Jean, i due fratelli in cui non è difficile vedere le tracce di John e Lapo Elkann. Il contesto scelto, però, è molto diverso da quello narrato dalla zia. Miss Parker non avrebbe approvato i tre ragazzini che cantano a squarciagola col padre Se mi lasci non vale e mangiano in cucina la sera.

Variati i codici, non cambia la narrazione della dinastia Agnelli. Susanna, come oggi la nipote, indicava una distanza siderale fra lei, i genitori e i nonni che vivevano in mondi lontanissimi. Alma desidera una vera famiglia come l’orfanella delle favole. Con un amichetto vuole aprire una pescheria, ignara evidentemente del core business familiare. Seb, troppo adulto per la sua età, è già carico di responsabilità come sarà fin da giovane John Elkann. Jean, invece, tenero e dolce, ha una zazzera di capelli rossi che lo rendono fin troppo simile a Lapo.

E se la zia Susanna presentava Gianni appena ventenne come «il vicepresidente della Fiat» per convincere un medico a soccorrerlo, Ginevra Elkann permette di dare un’occhiata a cosa è successo dopo e racconta la storia di oggi facendo capire che, forse, era in parte già scritta prima.

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