Via vai. Bellezze nomadi

di Di Claudio Costa - illustrazione di Chris Burke

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In passato l’arte ha spesso viaggiato al seguito dei vincitori come bottino di guerre. Oggi un’iniziativa di Emmanuel Macron potrebbe scatenare il più grande trasloco di ritorno…

CONDANNARE IL COLONIALISMO? Benissimo (anche se qualche storico ha fatto sommessamente osservare che anche i popoli colonizzati guerreggiavano tra loro, invadendo e saccheggiando i reciproci territori, ancor prima dell’arrivo degli occidentali…). Ma il presidente francese Emmanuel Macron ha aggiunto un’iniziativa destinata a suscitare un vespaio nei musei occidentali: restituire tutte le opere d’arte sottratte alle ex colonie, in primo luogo a quelle africane. Il solo museo del Quai Branly, a Parigi, ne possiede 70mila. Quasi 200mila il Musée Royal de l’Afrique Centrale a Tervuren, in Belgio. Decine di migliaia nelle più importanti istituzioni inglesi, dal British Museum al Victoria & Albert e un po’ dappertutto, nelle raccolte pubbliche e private di mezzo mondo.

Non solo. L’idea di Macron ha ridato slancio

a tutta una serie di vecchie pretese.

I greci, per esempio, rivogliono i Marmi del Partenone conservati al British (regolarmente acquistati dai turchi nel 1816 quando la Grecia era una provincia dell’Impero Ottomano); l’Egitto esige la restituzione della Stele di Rosetta (passata di mano tra francesi e inglesi e finita al British nel 1802); il Cile una statua mohai sottratta nell’Isola di Pasqua nel 1868; la Cina gli oggetti saccheggiati dal Palazzo d’Estate nella Guerra dell’Oppio del 1860 e così via.

In realtà, le buone intenzioni di Macron

hanno aperto un problema infernale:

entro quali limiti si dovrebbero restituire i patrimoni di opere d’arte sottratte (e non solo) asportati dai vincitori nelle innumerevoli guerre e saccheggi di cui è costellata la storia mondiale? Con situazioni inestricabili come il caso del Kohinoor, il diamante più famoso del mondo, che prima di finire sulla corona della regina Vittoria nel 1850, viaggiò (a mano armata) tra diversi regni orientali fino a Londra, appunto, e oggi è preteso contemporaneamente da India, Pakistan, Afghanistan e Persia…

Sarebbe divertente ricordare a Macron che in fondo il più grande saccheggiatore d’opere d’arte della storia è stato proprio un francese, tale Napoleone Bonaparte, che riempì i musei d’Oltralpe di capolavori italiani. Certo molto venne restituito, come il Laocoonte sottratto al Vaticano (nell’illustrazione) o i Cavalli di San Marco rubati a Venezia. Ma come la mettiamo con Le Nozze di Cana del Veronese che ancora stanno al Louvre?

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