Sul podio: Musica Maestro!

di Andrea Milanesi

Mozart e Chopin, ma anche jazz, funky e rap. Look griffati e cultura social, a Lorenzo Viotti, giovane direttore d’orchestra, piace mescolare generi e stili

Prendi un direttore d’orchestra, fallo scendere dal podio, mettilo di fronte alla macchina fotografica e lui… Si sentirà perfettamente a suo agio, come se fosse davanti alla sua orchestra. Classe 1990, doppio passaporto (svizzero e francese), Lorenzo Viotti è un giovane artista che vive completamente immerso nel mondo della musica classica. Ma suona anche la batteria, ama il jazz e il funky, il rap e l’hip-hop, gli piace ballare, ha una passione per le grandi maison della moda, tira di box e pratica tennis, surf e snowboard.

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Lorenzo Viotti fotografato da Fabien Breuil all’Opéra Bastille di Parigi.

Un giovane del suo tempo, che come molti coetanei, e non solo, in questi periodi forzati di emergenza sanitaria ha scoperto ancora più chiaramente il valore senza tempo della musica, emerso però in modo preponderante durante il lockdown: una medicina per la mente e per lo spirito. «In tutto il mondo noi musicisti abbiamo capito come di fronte a una platea o una sala da concerto senza pubblico ci manchi una dimensione vitale: trasmettere emozioni ad altre persone, perché un teatro vuoto è un teatro senz’anima. Dall’altra parte, la tecnologia ci ha aperto nuovi orizzonti e le trasmissioni in streaming sul web di opere e concerti ci hanno spalancato le porte verso il futuro, ma non potranno mai rimpiazzare una esibizione dal vivo».

Tutto questo sta in qualche modo contribuendo a ridefinire, anche in veste più social, l’identità di molte figure professionali, persino una tra le più antiche e tradizionali come quella del direttore d’orchestra, che ha sua a disposizione diversi nuovi strumenti per stabilire un contatto con il proprio pubblico, non più solo dal podio. «Si tratta di piattaforme che sono utilissime per condividere con il maggior numero possibile di persone il contributo che la nostra arte può dare alla società, ma soprattutto il messaggio di positività che è insito nella musica stessa; per continuare a combattere come guerrieri, perché non ci si deve mai arrendere, soprattutto quando i tempi sono difficili».

E nella speranza di riprendere a pieno ritmo, lo abbiamo incontrato durante le prove del Faust di Gounod in programma all’Opéra Bastille, il tempio parigino del melodramma.

Cittadino del mondo e figlio d’arte, il padre è il celebre direttore d’orchestra svizzero Marcello Viotti (scomparso nel 2005) e la madre la violinista francese Marie-Laurence Bret. Nonostante la sua giovane età Lorenzo ha già diretto numerose tra le più importanti orchestre internazionali tra cui la Royal Concertgebouw, la Leipzig Gewandhaus, la Staatskapelle Dresden e la Filarmonica della Scala. Recentemente è stato nominato direttore principale della Nether-lands Philharmonic Orchestra e della Dutch National Opera ad Amsterdam, è anche direttore musicale della Gulbenkian Orchestra di Lisbona.

Gentleman-Magazine-Italia-Protagonista-Lorenzo-Viotti«In Portogallo i riflettori non sono così puntati sulla cultura rispetto a Paesi come la Francia o l’Italia, ma abbiamo comunque deciso di aprire al pubblico le prove della nostra orchestra; arrivo sul palcoscenico in sneakers e T-shirt, prendo il microfono e incomincio a dirigere, spiegando con parole semplici e facendo sentire nel profondo quello che stiamo suonando. E così succede che se annunciamo sui social network la data della prova generale, un’ora prima dell’inizio fuori del teatro si è già formata una coda di 2mila persone, e il 60% di loro ha meno di trent’anni. Evidentemente tutto è possibile, basta usare le parole giuste. In fondo è come se noi stessimo cucinando; li invitiamo al nostro ristorante, ma prima gli spieghiamo ogni passaggio della ricetta…».

Per lui la musica è un linguaggio senza confini e non si pone limiti di generi o stili nelle sue playlist, dove la classica è affiancata a rock, techno o samba; ma come sportivo è molto disciplinato, e questa è una delle prerogative che applica anche nel suo ruolo di direttore.

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«Si può anche avere un grande dono naturale per la musica, ma senza disciplina non si andrà mai oltre il solo talento, che non è mai sufficiente per intraprendere una carriera che duri e tenga nel tempo. Sono attento alla cura del cibo, del sonno e del riposo in generale; anche della temperatura con cui faccio la doccia, perché ogni elemento ha il suo effetto alla fine della giornata. Tutte le attività sportive che pratico sono assolutamente importanti per me; non potrei mai essere equilibrato nel mio lavoro senza ciò che sono al di fuori della mia professione. Il punto decisivo è comunque se realmente credi in quello che fai e se ne sei innamorato; allora potrai portare chiunque dietro a te…».

E ride di gusto quando gli si fa notare che gli orchestrali maschi, forse un po’ gelosi, dicono che, quando dirige lui, le loro colleghe femmine non sono mai così attente e non staccano un attimo gli occhi dal podio: «Bene», si schernisce, «ma l’importante però è che mi seguano tutti!».     

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