Viaggi:Il paradiso è qui

di Luisa Ciuni

Spiagge incontaminate, mare dalle 50 sfumature
di azzurro e relax. Ecco Mahé, l’isola delle Seychelles
perfetta
per gli spiriti liberi

La spiaggia di Anse du Riz, un parco marino sull’Isola di Mahé

Vista dall’alto dell’aereo, Mahé (la più grande delle Seychelles) è un puntino di granito circondato da 50 sfumature di azzurro. Perché il suo mare è cangiante e acquista di continuo nuove nuances: una con l’alta marea, un’altra con la bassa, i colori sotto costa, quelli al largo col sole o al tramonto…

Il tutto moltiplicato per le innumerevoli spiagge che circondano l’isola. A volte balneabili,
a volte no, ma sempre di un celeste incredibile. Perché la maggiore delle isole di questo piccolo arcipelago dell’Oceano Indiano (pochissimo coinvolto nella grande storia) è un insieme di rocce che racchiudono un cuore di giungla scarsamente abitato. Cosa che, nei secoli, le ha concesso di mantenere un ecosistema quasi intatto, mentre la recente vocazione turistica prova ad andare d’accordo col paesaggio e con le tradizioni interne evitando di omologare e di rendere Mahé, Praslin e La Digue simili ad altri luoghi, ad altri mari.

La spiaggia Anse Source d’Agent.

Ma l’isola ha sempre attratto gli spiriti liberi. Così, negli anni 80, Gian Paolo Barbieri, il celebre fotografo di top model, abiti e stilisti, vi aveva costruito una casa immersa nella vegetazione su una punta affacciata sull’Anse aux Poules Bleues, angolo da sogno illuminato da una luce speciale e ravvivato dalla visione dell’oceano da ogni lato.

Qui oggi sorge la Mango House Seychelles (resort di lusso della catena Hilton) che dell’eredità del grande fotografo conserva i paesaggi e i colori offrendo però all’ospite anche un’ulteriore esperienza sensoriale di pace, vegetazione, maree e colori africani declinati nel decor delle stanze e delle parti comuni, il cibo, i prodotti della Spa. Un insieme fusion per godere, dal primo all’ultimo momento, di un luogo dove rumore e folla sono lontanissimi e i servizi, dal web al cibo, fino ai trasporti, sono quelli di un nuovissimo 5 stelle, per un lifestyle di eccezione.

Mahé, la più grande isola delle Seychelles,

è riuscita a mantenere un ecosistema intatto

La Mango House si sviluppa nel rispetto delle risorse locali e della delicata sostenibilità di Mahé: i prodotti della Spa, per esempio sono a base di erbe autoctone, il rum dei cocktail è il Takamaka dorato e isolano, un cocco scavato all’interno fornisce la più fresca e genuina delle bevande quando il sole scalda e rende necessario dissetarsi, i dettagli di cuscini e asciugamani sono realizzati dalla stilista locale Alicia Adams nel cui negozio della capitale Victoria si possono trovare costumi, camicioni, borse, collane tipiche.

Quarantuno stanze e tre ville dotate di piccola pool privata, tre ristoranti fra cui quello guidato dallo chef campano Carmine Faravolo capace di reinventare i migliori piatti della nostra tradizione o di inventare ricette nuove estemporanee. In più, piscine a sfioro, palestra e baiette limpidissime, il Mango ha una posizione privilegiata da cui si parte facilmente verso le grandi spiagge di Mahé oppure alla scoperta di Victoria dove troneggia ancora una copia  (in sedicesimo) della londinese Clock Tower, mentre un vecchio mercato di spezie, frutti dell’albero del pane e pesce essiccato serve a capire meglio la popolazione delle Seychelles, costituita in parte da discendenti di schiavi e in parte da indiani, arabi, orientali.

Le cascate di Sauzier.

Dietro al mercato, un tempio indù racconta la storia delle genti che si sono incrociate in quest’angolo di terra lontano dalle vie più battute e abitato da tartarughe giganti, oggi nei recinti dell’Orto Botanico dove vive ancora Jonathan, 187 anni, uno degli esemplari più vecchi che si conoscano. Qui, sopra agli alberi di Coco de mer (il cui frutto ha la forma di un paio di fianchi muliebri ed è l’emblema dell’arcipelago) volano i pipistrelli della frutta che gli isolani mangiano cucinati in uno spezzatino di curry e altre spezie. Il cibo, poverissimo, dei secoli scorsi oggi è venduto come prelibatezza dai take away per strada o cucinato assieme ad altri piatti di pesce, verdura e spezie al ristorante coloniale Marie Antoinette, il più tipico di Victoria.

Chi ha voglia di salire al Morne Seychellois trova i resti dell’asilo istituito per dare istruzione ai figli degli schiavi liberati. È il posto dell’isola dove è più forte il ricordo del passato di schiavitù subito dalla popolazione.

Mango House è l’indirizzo per immergersi nel mood dell’Arcipelago dell’Oceano Indiano

Da Mango House parte anche il tour alla scoperta delle altre spiagge di Mahé con la merenda al sacco contenuta in meravigliosi zainetti colorati colmi di squisitezze fornite dalla cucina del resort. Anse Intendance, un paradiso di sabbia chiarissima e fondale basso, circondato da alberi del pane e ravvivato da qualche raro chiringuito, è una delle mete da raggiungere. Pace, mare e onde: difficile volere di più.                        

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