Pool on the rocks

di Cesare Pillon

Si è scatenata la voglia di vini da piscina. Quelli godibili con irriverenti cubetti di
ghiaccio. E tra i migliori spunta anche un rosso

Voglia di vini da piscina. Sarà per reazione ai lunghi mesi durante i quali era severamente proibito frequentare la piscina, sta di fatto che il sogno collettivo di questa estate 2021 è ambientato a bordo piscina. Per godersi il tramonto sorseggiando un grande bicchiere di vino ghiacciato.

Questa aspirazione, che affascina soprattutto i millennials, ha cominciato a diffondersi l’anno scorso in Francia dove la tipologia di vino che ne è protagonista ha preso il nome di Vin Piscine.

La moda ha contagiato quest’anno l’Italia. Lo testimoniano le lunghe liste di Vini da Piscina proposti per l’acquisto online da Amazon e Tannico. Ma è negli Stati Uniti che è letteralmente esplosa con i Pool Wines.

All’inizio di giugno la Winery creata in Sonoma Valley dal regista cinematografico Francis Ford Coppola ha lanciato la linea Pool House. Una gamma di vini da bere con qualche cubetto di ghiaccio nei caldi pomeriggi estivi.

un rosè da bordo piscina
Girofle Garofano Rosé

Debbono questa loro attitudine a una vinificazione che ha abbassato il contenuto di alcol a 9 gradi e delle calorie a 75-85.

Ma perché trasformare il vino per poterlo bere col ghiaccio? È vero che questo modo poco ortodosso di gustarlo è giudicato deprecabile da molti. Ma perché non considerarlo una sfida al conformismo, tanto più che a lanciarla sono soprattutto i giovani, e individuare i vini tradizionali in grado di soddisfarla?

La prima cosa che si scopre è che i più adatti non sono mai prodotti di serie B, sono vini ad altissimo tasso di bevibilità.

Ottimo Vino da Piscina, per esempio, è il bianco italiano di maggior successo nel mondo, il Lugana, il cui sapore è talmente pronunciato che neppure la diluizione provocata dal ghiaccio ne impedisce la percezione. Particolarmente indicato è il Lugana Sansonina, prodotto sulla costa meridionale del Garda dalla famiglia Zenato.

Con un intenso profumo fruttato di mela e lievi sentori di cedro e di erbe aromatiche, esprime il carattere delle uve autoctone di Turbiana da cui è ricavato con piglio sbarazzino ma con vigore e determinazione, e questa è la caratteristica più importante per un Vino da Piscina.

Esiste anche un rosé di analogo profilo, capace cioè di conservare intatto il proprio fascino organolettico quando lo si raffredda con i cubetti di ghiaccio?

A questo scopo per andare sul sicuro i francesi, che pure dominano la quota rosa del mercato mondiale, sono stati i primi a imboccare la strada scelta da Francis Ford Coppola: hanno prodotto cioè dei rosé speciali adatti alla bisogna.

Meglio però sperimentare un rosato classico della tradizione italiana, il pugliese Girofle, che con il nome declinato in francese sembra sottolineare ironicamente che il proprio colore, vivace come quello di un fiore, non ha affatto l’elegante pallore dei rosé provenzali.

Girofle in realtà è la traduzione del nome di chi lo ha creato, l’enologo Severino Garofano, scomparso nel 2018. Negli anni 60 del secolo scorso aveva contribuito in modo determinante a imprimere alla vitivinicoltura pugliese, fino allora imperniata sui vini da taglio, quella svolta storica che le ha fatto raggiungere livelli qualitativi impensabili allora.

La sua carta vincente erano stati i rosati del Salento, per la cui produzione ha storicamente rivelato un’autentica vocazione il Negroamaro, vitigno autoctono che lui conosceva a fondo.

Nel Girofle, realizzato col Negroamaro in purezza quando è diventato proprietario della Tenuta Monaci, nel 1995, sono concentrate le esperienze della sua vita.

un rosso tra i ghiacciati
Il rosso Fichimori Antinori

Chissà che cosa direbbe oggi, lui che con la sua ironia non risparmiava neanche se stesso, scoprendo che la straordinaria persistenza del gusto tipicamente amarognolo del Girofle, che per lui testimoniava un salto di qualità, è la caratteristica che lo qualifica come eccellente Rosé da Piscina.

È il caso però di ricordare che la proposta del vino come bevanda estiva da servire con il ghiaccio, non è di oggi, è di dieci anni fa.

Fu nel 2011 che la più grande Maison di Champagne, la Moët & Chandon, lanciò il Moët Ice Imperial, che fin dal nome denunciava la sua natura di cuvée on the rocks.

Intensamente dorato il colore, intensamente fruttato il bouquet, era da degustare con tre cubetti di ghiaccio nel bicchiere, come suggerivano con pignoleria le istruzioni per l’uso, dopo averlo aromatizzato con qualche fogliolina di menta e una scorza di lime.

i binchi che si bevono a bordo piscina
Lugana Sansonina

Un’iniziativa così spregiudicata e anticonvenzionale sarebbe stata coraggiosa per qualsiasi azienda, ma lo è stata ancor più per la Moët & Chandon, fondata nel 1743, e perciò considerata un’icona della tradizione.

Celebrando il decennale dell’evento, però, la Maison sostiene che essendosi sempre posta l’obiettivo di realizzare Champagne eccellenti per ogni occasione, anche l’Ice Impérial e l’Ice Impérial Rosé, che nel frattempo lo ha affiancato, sono figli della tradizione.

In Italia uno spumante dichiaratamente da bere on the rocks non esiste, ma vi è un’azienda, la Ferrari, che ha lo stesso obiettivo della Moët & Chandon: produrre spumanti per ogni situazione.

E difatti nella sua vasta gamma è presente un millesimato, il Perlé, la cui ricchezza aromatica, mela renetta, pesca bianca, agrumi, fiori di mandorlo, di straordinaria espressività.

Il sapore ammandorlato di eccezionale persistenza, sembrano progettati apposta per farne un Vino da Piscina.

il ferrari è un perlato sempre di moda
Ferrari Perlé Trentodoc

Lo Spumante Ferrari ha un vizio, non si accontenta di partecipare, è abituato a vincere: è stappando una sua bottiglia, per esempio, che festeggia la vittoria chi arriva primo nelle gare di Formula Uno. Nel confronto del Perlé con il Moët Ice Imperial. E’ probabile però che la Ferrari si accontenterebbe di un pari e patta.

E tuttavia c’è un tipo di Vino da Piscina italiano che non teme confronti perché è unico: è il Fichimori ed è un rosso, l’unico rosso realizzato deliberatamente per essere bevuto gelato.

Lo produce la Marchesi Antinori nella sua azienda del Salento, la Tormaresca, mediante una particolare tecnica di vinificazione che accresce l’estrazione del colore e degli aromi, mentre limita quella dei tannini.

È un metodo che fu messo a punto nel 1987 da Giacomo Tachis, il più grande enologo italiano del secolo scorso.

Fu fatto per consentire a un gruppo di importanti aziende toscane di utilizzare le uve di Sangiovese per produrre un rosso per l’estate, il Sarmento, che avrebbe dovuto replicare il successo del Galestro, concepito come bianco per l’estate.

Fu invece un flop. Ma l’idea era valida, e la Marchesi Antinori l’ha recuperata con la vendemmia 2003 nella sua azienda salentina, dove dispone del Negroamaro, vitigno più consono all’impresa perché meno tannico del Sangiovese.

Col Fichimori ha ottenuto così un rosso di sapida e piacevolissima beva che è sconsigliabile servire se la sua temperatura non è al disotto degli 8-10 gradi ma è ottimo bevuto on the rocks godendosi il tramonto.

Non solo: a cena lo si trova sorprendentemente a suo agio per accompagnare piatti di pesce, e come base di un cocktail estivo può diventare perfino un rinfrescante digestivo.

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